c ’è un lago, il Lago di Mergozzo, che sembra un segreto sussurrato tra montagne e cielo. L’acqua vi scorre paziente, levigando il silenzio, e basta un soffio di vento per portare al naso il profumo dei boschi e dei prati che lo cingono. Ne parliamo anche nell'articolo Dal tavolo nascosto al teatro della cucina sul Lago di Mergozzo. In questo scenario sospeso, dove il tempo sceglie la rotta più lenta, prende vita la Barchetta Gourmet del ristorante Piccolo Lago: un’idea di Chef Marco Sacco che somiglia a un varco, tra riva e cuore, tra memoria e desiderio.
Per lo Chef, la Barchetta Gourmet è il gesto naturale con cui il ristorante si prolunga sull’acqua. Ce la racconta come un’appendice che si stacca dalla sala e scivola oltre la banchina, in cerca di quiete e di gusto. “Il tavolo si trasforma in barca e diventa un tavolo itinerante dove consumare un delizioso picnic”, dice. L’immagine è potente: un tavolo che si muove, un invito a pranzo che rifiuta i muri. Oggi è una sola barca, domani, chissà, una flotta, racconta chef Sacco.
Il concetto di "pic-nic" non deve trarre in inganno: il pasto è di livello stellato!. Crediti: Piccolo Lago
È un’idea che nasce da lontano, da un’infanzia in cui il lago era un compagno di giochi e di soste, pane e tovaglia stesi al sole. “Nasce tutto da quel che facevo da bambino: i picnic con mio papà sulla barca erano abbastanza frequenti. Si viveva il lago, si respirava l’acqua, si faceva il bagno”, racconta Chef Sacco, e in queste parole si sente l’insistenza dolce della memoria. Oggi ha solo cambiato prospettiva: “ho voluto proporre ai miei clienti di oggi quel che ho vissuto in prima persona in passato”. È l’eco di un gesto semplice che diventa esperienza, la quotidianità che si fa rito.
Da bambino si viveva il lago, si respirava l’acqua, si faceva il bagno. Ho voluto proporre ai miei clienti di oggi quel che ho vissuto in prima persona in passato
La cucina, come spesso accade in riva all’acqua, prende la forma del paesaggio. Lo Chef spiega il suo menu come un gioco di sguardi: basta alzare gli occhi o abbassarli per leggere l’itinerario del gusto. “Immagina di rimanere in mezzo al lago di Mergozzo: se guardi verso il cielo, vedi le montagne e quindi in menù ci saranno salumi e formaggi; abbassi lo sguardo e vedi l’acqua. Sotto ci sono dei pesci che si trasformano in piatti”. La verticalità del territorio si traduce in orizzonti di sapore: in alto l’alpe, in basso la corrente. E tra i due, la barca come tavolo che diventa bussola.
Piccolo Lago
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Verbania (Piemonte)