Nell'area storica di Verona, appena oltre le antiche mura romane e a due passi da Piazza Erbe e dall’Arena, Iris Ristorante si svela all’interno di Palazzo Soave, dimora quattrocentesca restituita alla città dopo un notevole progetto di recupero. L’edificio, affacciato tra Stradone San Fermo e via Leoni, lungo quello che fu il cardo della città romana, è stato rigenerato: tecniche conservative, materiali d’eccellenza e una nuova luce radente che, al calar della sera, ne sottolinea i volumi e il dialogo armonico con la vicina chiesa di San Fermo. Dentro, tra vestigia romaniche, scavi d’Età Romana, statuaria originale e affreschi del pittore Dorigny, prende forma un ristorante in cui passato e presente si incontrano senza frizioni.
L’ambiente di sala colpisce per il suo rigore contemporaneo: lampadari dal respiro scenografico, cristalli, ceramiche selezionate e un tono complessivo di raffinata misura che accoglie senza sovrastare i muri antichi e affrescati del palazzo. Il ristorante dispone di due sale intime collegate da un arco in mattoni. Il piano inferiore custodisce la cantina, un insieme di ambienti sotto volte quattrocentesche che amplifica il senso di luogo: spaziosa, calda e accogliente, con teche in vetro e comodi divanetti, invita alla sosta e alla condivisione.
Alla guida, lo chef Giacomo Sacchetto, veronese classe 1985, porta in dote un percorso di spessore. Dopo gli esordi tra Verona e Londra (al fianco di Paolo Simioni), matura esperienze chiave in templi dell’alta cucina come St. Hubertus a San Cassiano e il ristorante Perbellini di Isola Rizza, quindi come sous chef con Norbert Niederkofler e al fianco di Giancarlo Perbellini per l’apertura di Casa Perbellini. Nei piatti il gusto non cede al virtuosismo, mentre la sperimentazione resta ancorata a memoria e identità locali, valorizzando agricoltori e artigiani del territorio.
La sostenibilità si esprime in ingredienti stagionali e di filiera corta, uso integrale delle materie prime per ridurre sprechi, minima plastica sostituita da materiali biodegradabili, domotica per l’efficienza energetica in cucina e persino candele certificate senza paraffine. Un approccio che lo chef ha già tradotto in riconoscimenti per l’attenzione all’impatto ambientale e che qui diventa prassi virtuosa.
In cucina si respira un fine dining concreto e territoriale, capace di innovare senza recidere le radici. Lo rivelano i percorsi di degustazione e la selezione alla carta, dove il mare incontra l’orto e la montagna e l’Adriatico dialoga con le campagne fuori città. L’attenzione agli ingredienti locali (dalle carni alla selvaggina, fino alle verdure e al sedano di Verona) si traduce in abbinamenti nitidi e contemporanei, governati da tecnica e misura.
La Cantina di Iris è un capitolo a sé: 800 etichette che rispecchiano valori e filosofia della casa, con particolare attenzione a artigianalità e sostenibilità della filiera. Le salette per la degustazione, tra volte a botte in mattoni, offrono un contesto ideale per iniziare e concludere l’esperienza, con possibilità di eventi privati e selezioni ad hoc di vini e distillati.
Dalla cura delle materie prime alla struttura della carta dei vini, tutto concorre a un fine dining identitario, capace di unire memoria, contemporaneità e responsabilità in un percorso che valorizza Verona e il suo territorio.
Foto Nicolò Brunelli