Lo spazio d’ingresso di L’Erba del Re, aperto nel 2003 dallo chef Luca Marchini, pensato come un salotto, accoglie gli ospiti in un ambiente discreto e curato: libri d’arte e cucina, opere di artisti locali, poltroncine confortevoli e parquet fonoassorbente introducono a un’esperienza costruita su misura. Le tonalità calde degli arredi e dei tessuti definiscono un’atmosfera raccolta, dove ogni elemento è pensato per lasciare spazio al tempo della degustazione.
La cucina di Luca Marchini si fonda su un equilibrio tra radici e ricerca. Lo stile, affinato in oltre vent’anni di attività, si muove tra memoria gastronomica emiliana e aperture internazionali, con influenze raccolte anche attraverso viaggi e contaminazioni.
Alcuni piatti, come il Passatello asciutto, ragout di sovracoscia di pollo, uvetta e omaggio alla Romagna (2003), segnano l’inizio di un percorso legato alla tradizione. Altri, come il Ramen, salsa i vegetali, brodo di germano reale (2020), raccontano una visione più aperta, in cui tecniche e ingredienti dialogano tra culture diverse.
Non mancano incursioni concettuali, come il dessert Mortadella di fragola (2019), che gioca sul linguaggio visivo e sulla percezione, o piatti come L’Emilia e la Campania (2017), che sperimentano con consistenze e abbinamenti inattesi.
Alla base del progetto c’è un lavoro condiviso con la brigata, che lo chef considera parte centrale dell’identità del ristorante. La carta e i percorsi di degustazione permettono di seguire l’evoluzione di questo approccio, in cui la cucina resta fedele a una visione pulita, equilibrata e in continua trasformazione.
La cantina, parte integrante del racconto, propone oltre 700 etichette tra Italia, Francia e altri Paesi. La selezione si orienta verso grandi maison, produttori emergenti e vitigni autoctoni dell’Emilia-Romagna, con una sezione dedicata allo champagne, particolarmente valorizzato.